Per favore non abolite la cultura generale

(a proposito del Test di ammissione a Medicina e Chirurgia, 2010)

E' perfino commovente vedere il sacro terrore che prende le aspiranti matricole di fronte alle domande di "cultura generale" e, periodicamente, da più parti, si levano le richieste di abolirle dai test di ammissione all'università, in cui costituiscono  il 50% della prova.

No, per favore, non abolitele.  Non è vero che "non servono a niente": servono eccome; non è vero che risolverle "è solo questione di fortuna": semplicemente non si possono preparare su manualetti come quelli della scuola guida, perché pertengono più all'essere che al sapere.

Prendiamo ad esempio il test di ammissione alla facoltà di Medicina e Chirurgia 2010 (in cui chiunque può cimentarsi alla pagina www.scuola.sciabolata.com/testmedicina.htm).

Se è l'obsoleto "cultura generale" a spaventare, possiamo anche chiamarli test di "literacy", termine di gran moda per intendere la comprensione verbale. In effetti la maggior parte delle domande prevede conoscenze lessicali un po' più ampie e comprensione di testi un po' più evoluti della media. D'altra parte la lingua è il veicolo della conoscenza e senza lingua nessuna conoscenza può passare, di conseguenza mi pare legittimo che le università preferiscano scoraggiare quegli studenti che confessano candidamente che nel libro di testo "non si capisce niente" e in segreteria vanno in crisi di fronte al modulo burocraticamente oscuro.

Restano le domande tacciate di "nozionismo da settimana enigmistica". A me sembra piuttosto che richiedano quel tipo di informazioni che si acquistano nel tempo, senza mettercisi di proposito, ma a patto di essere dotati di una normale curiosità verso il mondo che ci circonda. In fondo non occorre studiare la Treccani a memoria per sapere che in Olanda c'è una monarchia, che La coscienza di Zeno non è l'autobiografia di Jung o qual è il significato di antimicotico. Basta aver seguito distrattamente qualche telegiornale, aver letto le istruzioni dei medicinali (come tutti dovremmo fare e a maggior ragione degli aspiranti medici) o aver attribuito alle nozioni scolastiche una valenza un po' più ampia del conseguimento del 6 in pagella. Eppure molti ragazzi questa curiosità non ce l'hanno. Tutti presi da se stessi e dai propri interessi soffrono di egocentrismo infantile. Travisano qualunque messaggio perché di ogni messaggio filtrano esclusivamente quello che li tocca direttamente. Cosa potranno capire di quello che dicono i docenti, i colleghi, i futuri pazienti? Io non voglio dire che questi studenti siano irrecuperabili: sono giovani, saranno la vita e l'esperienza a formarli. Ma, dovendo selezionare, mi pare che la prova di possedere una mente aperta e curiosa costituisca già una discreta garanzia.